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Addio a Nadia Cassini, l’americana della commedia sexy

Nata Gianna Lou Müller a Woodstock nel 1949, era una delle colonne della commedia sexy italiana. È morta il 19 marzo 2025 a Reggio Calabria, dove viveva da anni, lontanissima dalle scene.

Il 19 marzo 2025, a Reggio Calabria, è morta Nadia Cassini. Aveva 76 anni ed era malata da tempo; la notizia l’ha data la figlia, con un post su Facebook. Finisce con lei una delle figure più riconoscibili della commedia sexy italiana — dentro un genere che negli anni Settanta aveva un intero mercato, delle sue regole, e un pantheon ridotto ma preciso di protagoniste.

Era nata Gianna Lou Müller nel 1949 a Woodstock, nello stato di New York, da padre di origini tedesche e madre italiana. Si trasferì da noi all’inizio degli anni Settanta, sposò Igor Cassini Loiewski e ne prese il cognome: il matrimonio durò poco, il nome d’arte le rimase per sempre. Debuttò nel 1970 con Il dio serpente, un erotico che le montò addosso in un colpo solo l’immagine con cui sarebbe stata ricordata.

In poco più di dieci anni, fino al 1982, ha fatto una quindicina di film: il noir britannico Pulp di Mike Hodges con Michael Caine (1972), la fantascienza nostrana Scontri stellari oltre la terza dimensione (1978), e la lunga serie di commedie sexy con Lino Banfi, Alvaro Vitali, Renzo Montagnani, in cui divideva lo spazio con Edvige Fenech, Gloria Guida, Barbara Bouchet. Sul sito trovate tre dei film che girò in quegli anni: La vedova inconsolabile ringrazia quanti la consolarono (1973), La compagna di banco (1977) e La poliziotta fa carriera (1976).

Era diversa dalle altre, e lo si capiva. Americana, con l’italiano un po’ impastato, un corpo con più angoli e meno curve delle sue colleghe mediterranee, un modo di stare in scena più frontale, meno finto-pudico. Quando parlava, lo faceva senza paura di sembrare volgare: «Avevo il sedere più bello del mondo, ma non ho avuto fortuna», disse molti anni dopo a Libero, in una frase che si può leggere in due modi — sulla cattiveria dell’industria, o sulla propria vita.

Perché la seconda metà della storia di Nadia Cassini è dura. A fine anni Ottanta un intervento di chirurgia estetica a Parigi andò male, le lasciò il viso ustionato e le costò l’amputazione di un orecchio. Poi gli anni dell’alcolismo e la disintossicazione negli Stati Uniti, il ritiro quasi totale dalle scene — qualche apparizione televisiva dalle parti di Mediaset, un disco disco anni Ottanta, Miss Fortuna in Premiatissima ’83 accanto ad Amanda Lear — e, infine, Reggio Calabria, dove viveva lontano da tutto da parecchio.

Il cinema erotico italiano degli anni Settanta non è stato soltanto un fenomeno di cassetta: era una scuola di mestiere, una generazione di volti, un pezzo preciso della nostra storia popolare. Nadia Cassini ne era una delle colonne, in un modo tutto suo. Prossimamente le dedicheremo una scheda biografica a parte.

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